martedì 31 maggio 2011

Pensieri di un'inquieta cittadina (II parte)

Tornò a casa e si mise a dormire,pronta a ricaricarsi per un altro sole,diverso da quello che aveva visto oggi. Ecco perché non vedeva l’ora di risvegliarsi:ogni giorno nuovi colori e nuovi stimoli la inebriavano,la ispiravano. Ma fu l’ora del colore blu notte,e allora chiuse gli occhi.
Sveglia alle 7 e un quarto. Uscir fuori dal confortante caldo di coperte e piumone per esporti al freddino abbastanza tiepido catanese: non è poi così brusca la cosa. Quel che è più repentino,è il sollevar le palpebre all'insù verso il tetto che ti sovrasta: aprire gli occhi ed accogliere la prima immagine a random della realtà che ti circonda,distante dal mondo onirico che hai appena abbandonato. Nel suo caso,nella sua casa,si trattava di una leggera tenda che filtrava gentili spiragli di luce. Bene,fuori c'era il sole!
Così Gaia si prese di coraggio e si sollevò dal suo rifugio notturno: ciabatte,sbadiglio e stropiccio,caffè e nutella con le dita,e l'immancabile sigaretta post-caffeina,compagna dei momenti neutri delle giornate. Piccole abitudini che le piacevano e probabilmente sempre le sarebbero piaciute. Amen!
Ora : l'impatto col mondo esterno. Già immaginava... .
E invece,alle 8 meno un quarto di mattina il mondo la sorprese: odori molto intensi sbuffavano dalle panetterie; vide un turn-over di età : i vecchietti erano pimpanti e i giovani simili a dei panda,con occhi cerchiati,a deambulare in giro per la metropoli alla ricerca di uno sguardo che li potesse destare; la gente era più buffa, perché ancora assonnata e col viso ‘panchiotto’,quindi simpatica a vedersi; rumori di serrande sollevate;poca puzza di smog e benzina nauseante.
Stava quasi per arrivare,ma ecco la temibile salita di San Giuliano che s'innalzava ai suoi occhi : che ostacolo insormontabile,che maratona estenuante! Soprattutto per un'accanita fumatrice come lei.
Arrivò in fin di vita quasi ai Benedettini : senza aria nei polmoni ma un po’ confortata dalla presenza di terreno pianeggiante sotto le suole dei suoi anfibi.’’Un giorno,si!,mi toglierò questo vizio”. Se lo ripeteva ogni volta che arrivava in cima alla sopra citata salita (...) .
Svoltò a sinistra,ed ecco davanti a lei: Piazza Dante. Quasi stentava a riconoscerla: aveva una nuova veste,fatta di aria,luce e spazio. Sembrava così grande,così maestosa. Abbozzò un sorriso. Non c’erano che quattro automobili in totale,ed i parcheggiatori abusivi forse si trovavano ancora a russare in compagnia di Morfeo,reduci di nottate ai bordi delle portiere. La natura non si impone prepotente,ma riempie di nascosto lo spazio che noi gli sottraiamo impunemente tutte le mattine: quanta luce che illuminava e faceva respirare quel luogo. Il verde in terra e l'azzurro in cielo: colori che non dovrebbero mai mancare nella tavolozza di un grande pittore-cittadino. E pensò a quanto fosse bella questa sequenza nel film di quella sua mattinata. I piedi,poi: pensò ai piedi. A come siano diventati un optional ai giorni nostri. Abbiamo pure le belle gambine in sostituzione di ferraglie,macchine e mezzi vari che altro non fanno che erodere il gran quadro cittadino. Mah! Abuso di mezzi per raggiungere un poco lieto fine:la pigrizia e l'inerzia.
Ma smise di perpetuare questi pensieri denigranti. Ora aveva un'aula da cercare e una lezione da seguire. Ma soprattutto aveva un pensiero in testa: ‘’c'è ancora spazio nel mondo,anche per una ragazzina come me,piccola e in cerca di uno scopo colorato e pieno di valore/calore’’.
Finita la lezione,Gaia tornò a casa,come d’abitudine. Oggi si andava a mangiare dai nonni. Pioveva.
Quel ticchettio naturale,voce dell’acqua la fece pensare e cominciò a scrivere sul suo quadernone:
Prendiamo un giorno qualsiasi :oggi.
Mettiamo un tempo che ti fa pensare : temporale.
Poniamo un mezzo di trasporto: macchina.
Questo venerdì si sale,come da confortante e calda,bellissima abitudine,in quattro sulla voiture:papà,mamma,sorellina e me. La pioggia bussa piano sul tettuccio,scivola lungo i finestrini ma non riesce ancora a penetrare l'impermeabile metallo: sconfitta,si abbandona all'asfalto,calpestata dalle gomme e da suole anonime. Niente. Cara pioggia,non c'è posto per te dentro questa macchina,dove lo spazio si riempie di anidride carbonica e diminuisce nell'ossigeno. L'aria dà e non chiede mai nulla in cambio.
Sai,gli umani hanno l'abitudine di respirare. Anche fumo,a volte. Ma trovano innaturale starsene immobili e non vibrare in alcun modo.
Pioggia,sai cosa ho pensato lungo il percorso domenicale ''casa-nonna''?
Ho pensato a quanto tu sia ovvia,naturalmente schietta,fresca per indole,incomprensibile per il tuo essere''banalmente''acqua. Magica materia.
E ti osservavo scorrere come un fiumiciattolo sul vetro,che ineluttabilmente si dirama come in piena: fiume,ruscello e goccia.
Poi ho notato come il mio fiato carbonico si incollava al vetro e come in un film,cambiando punto di vista,ho focalizzato su di Esso e tu,donna di gocce fredde,sei passata in secondo piano : sfocata,flou alla mia percezione.
''Sto osservando il respiro, la vita dentro questa macchina. Proprio lì,eccola:visibile su questo finestrino. E su quelli vicini ai fiati dei miei parenti.
Vita attaccata a molecole di acqua,un vapore,un calore,un qualcosa che senza me non c'era. Senza me non ci sarebbe mai stato,questo misterioso vetro appannato.
Mi vengono in mente le notti d'amore:chiusi per il troppo freddo,aperti fra noi per il troppo calore. Le mani in cerca di un qualcosa da toccare:o dio dammi un appiglio,voglio la mia eccitazione placare. Ma quelle mani hanno cancellato la presenza dei nostri intensi fiati:una foto del nostro ansimare.
Mi passano per la testa i disegni fatti per fare il tempo passare:nomi,stelle e onde del mare.''
Improvvisamente penso a qualcosa di differente. Poiché i pensieri rincorrono una logica irrazionale:come le mie parole,scritte così male. Eppure mi va.
L'uomo dentro è costantemente caldo,ma la sua è una fredda febbre razionale.
Dovrebbe imparare ad agire come un Vulcano: non agire,meglio reagire.
Lava di parole,magma di pensieri,tappi allo stomaco e polveri di carezze.
Ma perché il bipede si complica la Vita?
Ossessione burocratica.
Controllo schiaccia-insicurezze ed ansia.
Non si può chiudere in un barattolo,l'istinto.
Mica siamo noi a regolare il ritmo del nostro respiro! Forse sporadicamente. Ma costantemente sarebbe un fardello,una gabbia: una candela sotto vetro,una fiamma in via di estinzione.
E poi,anche se spesso non lo ricordiamo,Noi siamo nati Selvaggi,Liberi,Nudi e Senza Difese.
Al tatto di una mano fredda ed estranea,Noi che uscivamo dal Caldo,abbiamo reagito come vulcani. Abbiamo pianto. Abbiamo urlato.
Tuoni.
Rilesse il tutto,sorridendo ma un po’ tristemente. Poi ripose il quaderno in borsa,aprì la portiera e scese dalla macchina. Pronta per un pranzo con la famiglia. Nuove parole. Amava particolarmente chiacchierare con suo padre,un padre che come lei,passava il tempo scribacchiando qua e là pensieri. Gli parlò di ciò che in questo periodo più la toccava.
Dopo due giorni,il padre tornò a casa con un fogliettino in mano e lei lesse:
‘’Maledetti siate oh tempi moderni:
mi avete tolto il profumo della Terra,
l'azzurro del Cielo,
la purezza dell'Acqua.
Maledetti siate per aver tolto il sapore e la genuinità del Cibo.
Ozi e Vizi avete portato,
Sodoma e Gomorra si è di nuovo creato.
Ma se tu di pietra non vuoi diventare,
non voltarti indietro,
segui il tuo cuore
e vedrai , troverai l'Amore.’’

(continua...)

Rosa LoC

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