martedì 25 febbraio 2014

SIAE: "casa di vetro" o labirinto burocratico?

Chi si occupa di musica e spettacolo, si imbatte quotidianamente nella macchina burocratica targata Italia. La SIAE nasce come mezzo per tutelare i diritti degli artisti ma l’attualità dei fatti dimostra che essa in realtà riempie le tasche soltanto dei burocrati e dei grossi nomi della musica, che vivono di rendita e consentono anche agli eredi di vivere degli stessi introiti.
Diverso, se non opposto, è il livello di tutela per giovani artisti emergenti, quelli non ancora “arrivati” per intendercitutela che risulta completamente inefficace. Se a questo aggiungiamo la crisi generale dell’editoria, ecco che ricorrere alla tutela SIAE diventa economicamente impossibile. La quota associativa è passata negli ultimi anni da 90 a 160 euro, con un aumento di circa l’ottanta per cento, ed una semplice dimenticanza nel rinnovo della propria quota, può tradursi in una perdita di tutto il beneficio che si è acquisito.
Per non parlare, ed è a mio avviso un deficit informativo imbarazzante, che i parametri che regolano la ridistribuzione delle centinaia di milioni di euro prelevati sul territorio ai cosiddetti utilizzatori sono completamente  indecifrabili. Sfido chiunque ad inoltrarsi nell’ingarbugliata rete di norme, commi, riferimenti normativi (a volte persino abrogati!) che dovrebbe regolamentare un così delicato settore. Comprendo le difficoltà del Signor Gino Paoli, maaltro che casa di vetro!
Come se non bastasse le piccole associazioni culturali, senza scopo di lucro, che come la nostra da anni portano avanti una politica valorizzazione dell’artista locale, a cui miriamo tramite la presentazione di inediti e di musica non tutelata, ricevono il fatidico bastone fra le ruote in occasioni di ogni spettacolo organizzato: l’obbligo nella compilazione delle scalette musicali e di esosi pagamenti che fanno fede a listini forfettari e arbitrari.  Con i ragazzi dell'associazione da anni cerchiamo chiarimenti tramite avvocati, documentandoci, interpellando l'Amministrazione Comunale, naturalmente dopo aver posto il quesito allo stesso funzionario di zona, quindi Catania, fino ad arrivare a Roma. Ci siamo trovati in una palude inestricabile in cui si resta intrappolati.Tutte le risposte sono ambigue, e la nostra perplessità aumenta quando si nota dal sito ufficiale della SIAE che essa fa riferimento al Regio Decreto del 18 Maggio 1942, l'articolo 51 per intenderci, ilquale regolamenta la tutela dei diritti d'autore obbligando tutti alla compilazione del programma musicale (in gergo borderò), che va quindi riconsegnato all’Ufficio incaricato della riscossione. In realtà questi dati vengono riportati, a voler pensare in maniera linda, solo per un errore del sito non aggiornato, poiché tale articolo è stato abrogato nel 1996. A spulciare il web è possibile trovare un accordo tra SIAE e ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) che risale al 2006 e toglie ognidubbio. La riportiamo per dovere di cronaca:
<Cultura - Esenti da pagamento Siae i repertori di pubblico dominio e la musica tradizionaleLettera Direzione Generale Siae
 Lettera che la Direzione Generale Siae ha diramato alle sue sedi periferiche.
 SIAE - Direzione Generale Sezione Musica - Ufficio Accordi prot.2/1346/PS Oggetto: Accordo Siae/Anci A maggior chiarimento delle istruzioni operative fornite con la nota 2.782 del 13 giugno c.a., si precisa - in merito alla possibilità prevista dall'art. 7 di sostituire il programma musicale con una autocertificazione, che: - In conseguenza della legge 30/97 che ha abolito il diritto demaniale ed abrogato gli artt. 175 e 176 della L. 633/41, le utilizzazioni delle opere di pubblico dominio sono libere;
- La redazione del programma musicale può, pertanto, essere sostituita, qualora ne venga fatta esplicita richiesta, da una dichiarazione in fede rilasciata dai soggetti organizzatori. L'autocertificazione deve essere presentata anticipatamente rispetto all'evento spettacolistico e può essere prodotta soltanto nel caso in cui il repertorio programmato preveda l'esecuzione di composizioni interamente di pubblico dominio o non tutelate. Tale dichiarazione dovrà essere sempre corredata da un elenco dettagliato e fedele dei brani che saranno utilizzati o, in sostituzione, da locandine, programmi di sala o qualsiasi altra documentazione idonea a consentire alla SIAE di verificare la correttezza di quanto segnalato. Ove si ritenga opportuno, potranno essere disposti accertamenti per riscontrare la rispondenza tra il repertorio eseguito e quello dichiarato. >
Questa lettera è un documento ufficiale che la Direzione Generale della SIAE ha spedito alleagenzie mandatarie sparse sul territorio, ben otto anni fa! E’ evidente che non tutte le agenzie hannoavuto modo di aggiornarsiTale comunicazione rende di fatto illegittime le richieste di permesso e la compilazione del borderò, che gli uffici territoriali obbligano invece ad effettuare!  Il tutto tenendo volutamente all’oscuro le associazioni, gli enti, i comuni, che è sufficiente una semplice e soprattutto gratuita autodichiarazione di non tutela. In molti casi i funzionari chiedono addirittura una fantomatica cauzione, che copra la Società nel caso di falsità nella dichiarazione di non tutela,valicando palesemente i limiti entro cui è ristretta la propria competenza.
Ci chiediamo: è possibile che tutto questo sia lecito? E’ accettabile che una società di tutela, col tacito assenso dei comuni e tramite una diffusione capillare di funzionari, spesso in malafede, sfruttil'ambiguità e l'ignoranza in materia per spremere chi nella musica vede uno strumento culturale di rivalsa, di riscatto sociale e di arricchimento?

Giuseppe Liotta

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