sabato 3 settembre 2011

Valeria - Slaves (We Are) part II

di Giuseppe Liotta (Jope)


J: Ciao Valeria, risparmiamoci le formalità: ti darò del tu visto che ci conosciamo.
Da quanti anni suoni?
V: La mia prima foto con una chitarra in mano risale a quando avevo 8 anni. Successivamente ho avuto un lungo tira e molla con la mia chitarra fino ai 14 anni quando l'ho ripresa e non l'ho più mollata..

J: Qualcuno ti ha "contagiata" nell' avvicinarti al mondo della musica?
V: Sicuramente mio papà che suona da 40 anni, mi ha aiutata e stimolata ad entrare in questo mondo. Per me è come un mito. Inizialmente cercavo di imitarlo, ricordo quando mi prendeva la manina destra per insegnarmi il ritmo e le varie pennate. Ricordo la mia poca pazienza e il voler tutto subito. Ricordo tante cose e non lo ringrazierò mai abbastanza.

J: Che rapporto hai con la musica?
V: La musica per me non è solo un mondo, o una passione, è quello che definisco la mia vita e la mia salvezza, il mio strumento di espressione più vero, l'unico mezzo per arrivare alla mia anima e scavarmi fino a far male e trasformare il dolore più forte o la gioia più intensa in qualcosa da condividere, cantare e ricordare con il sorriso.

J: Nel video di "Slaves" suoni diversi strumenti, quale di questi ti rappresenta di più?
V: In realtà alla batteria sono un'autentica schiappa e non la suono personalmente, infatti è stata dura fare un playback decente nel video! Lo strumento che più mi rappresenta è il basso, per i meno esperti all'ascolto della musica a volte passa inosservato, ma se non c'è te ne rendi conto subito perché la canzone ti sembra vuota. Il basso rappresenta le fondamenta di un pezzo e il suo suono cupo mi emoziona, mi rapisce e mi coinvolge totalmente. Mi rappresenta per questo, per il suo esserci in modo un po' distaccato, per il suo saper stare in disparte, per le sue sfumature scure.

J: Quali sono le tematiche che prediligi per i tuoi testi?
V: I testi delle mie canzoni hanno tematiche varie, non ne ho una o più predilette. Questo perché nascono spontaneamente da un'esigenza mia di comunicazione e di espressione di qualcosa che ho dentro e di cui non riesco a parlare, che non riesco a tirar fuori se non attraverso i testi, che nascono quasi sempre immediatamente in inglese. Slaves è il tentativo di esorcizzare una delle mie paure più grandi, la paura delle dipendenze. Voices, il mio primo pezzo è come se fosse un dialogo ipotetico con una persona che vuole imparare a stare al mio fianco e a cui tento di spiegare il mio rapporto con la musica. Il prossimo pezzo che è in fase di arrangiamento, With the dark side (and the White one) parla invece delle due facciate che ha ognuno di noi, della difficoltà di sentirsi completamente equilibrati, nella vita e soprattutto nei rapporti sentimentali che riescono a farti volare e a farti sentire sotto terra nello stesso momento.

J: Cosa vuole esprimere il tuo video?
V: Il video rappresenta il messaggio della mia canzone.
Tutti siamo schiavi di qualcosa, spesso non ce ne rendiamo conto ma siamo noi stessi a renderci schiavi, perché qualsiasi cosa può diventare dipendenza se non siamo abbastanza forti. Ecco perché c'è la mia parte nera che lega quella bianca in modo sadico e quando la "Valeria bianca" scappa, quella nera non la insegue nemmeno, resta a guardarla perché tanto poi sa che prima o poi ci ricadrà. Nel video c'è la consapevolezza della facilità in cui diventiamo dipendenti ma anche la speranza del riuscire a spezzare le catene e correre felici. Le scritte sul corpo rappresentano alcuni elementi di cui parlo nella canzone, passioni, sesso, tempo e alla fine le cancello per esprimere questa liberazione.

J: Quale consiglio dai ai giovani che, come te, vogliono fare musica?
V: Il primo consiglio per i giovani che vogliono fare musica, lo do a me stessa e agli altri insieme.
Crederci ma non troppo, provarci, metterci tutta la forza e la passione che si hanno dentro, con la voglia di imparare dalle critiche e di migliorarsi ogni giorno di più.
Io ci credo nella misura in cui mi fa stare bene con me stessa, in quanto per me è vitale farlo e anche se in piccolissimo questa esperienza mi sta dando già soddisfazioni immense, già poter avere anche una piccola intervista su un blog, è un immenso onore perché è un altro piccolo sogno che si avvera.
Quindi grazie per essere stato il primo a chiedermi un'intervista e se non ce ne saranno altri a farlo, sarò felice comunque.

J: Grazie a te Vale!
V: E' stato bello rispondere.

Nessun commento:

Posta un commento