di Rosa Lo CiceroIl lavoro,al giorno d'oggi,è solamente una forma di sostentamento. Ma,in passato,fu più una personale maniera d'esprimersi attraverso le proprie mani o la propria ingegnosità. Inoltre,è stato per lungo tempo una certezza o continuità:quasi un bene ereditario;dalle mani del padre a quelle del figlio. Oggi,invece,il lavoro sicuro è una chimerica ambizione.
Per tutti questi motivi,e per la sopravvivenza stessa,il legame d'amore e dedizione tra lavoratore e lavoro si sta sempre più spezzando,a favore di un impiego qualunque atto a procurarci denaro. Ma se si vuol fare bene e vivere più che dignitosamente,è necessario un tempo lavorativo scandito da qualità e cura;bisogna che la professione diventi uno strumento capace di inserirsi delicatamente nella quotidianità(non occupando più del tempo dovuto)e che si faccia specchio lindo in cui il lavoratore ha piacere di guardarsi.
Ogni lavoro dovrebbe primariamente migliorarci la vita e,al contrario di quanto accade attualmente(se non ad eccezione di pochi privilegiati),farci esperire la pazienza,la cura dei dettagli,l'operosità,il raggiungimento giornaliero di un obiettivo,il senso di appartenenza e di 'utilità' nei confronti della società-mondo,e così via. Insomma,un dovere delizioso e didattico,poiché chi ben lavora,molto impara.
Puntualmente,però,si insinuano i nuovi 'principi di produzione':non più espressione del sé,il dis-velarsi delle proprie doti,ma il lavoro come 'unica scappatoia',in quanto obbligo e quasi sostituzione della quotidianità,della reale vita.
Nell'ambiente odierno,si preferisce(più per necessità che per scelta)il venir meno del tempo libero a favore del maggior guadagno:passaggio dal tempo libero al tempo occupato(dal lavoro, ça va sans dire).Il tutto a scapito della qualità della vita,della pazienza umana e,ancor più volte,del nostro buon umore.
Non ci si sente più lavoratori soddisfatti,compiaciuti,bensì servi per il denaro. Si accetta,sempre più spesso,un qualsiasi lavoro pur di averne uno,per non restare senza. Ma,solitamente,come va a finire un matrimonio con una donna qualunque,che non si ama ma si sposa 'solo per avere qualcuno da amare' ,o per paura di restare soli ? L'indegna conclusione è quasi sempre il divorzio,la rottura del legame(un rapporto iniziato per motivi certamente errati o,comunque,non saldi).Nello sposalizio col lavoro,la conclusione è l'alienamento da quest'ultimo(e non ultimo da se stessi).Tutto è sempre più automatico e meno umano(quasi letteralmente,dato l'incremento delle tecnologie 'autonome',macchinari dotati di Intelligenza Artificiale);l'uomo-lavoratore percepisce,con frustrazione,il suo essere sostituibile,non unico o indispensabile.
A parer mio,la soluzione sta nell'equilibrio:giuste dosi di tempo lavorativo e tempo libero.A parer di un grande poeta,Hölderlin:'I mortali vivono di guadagno e lavoro:alternando la fatica al riposo,tutto è lieto'.
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